“La mia firma. Ripetuta centotredici volte. Su otto fogli bianchi illuminati di giallo dalla luce di una vecchia insegna Sali e Tabacchi appesa al muro. Le iniziali di nome e cognome troppo rotonde, eccessivamente marcate mentre il resto delle lettere è una greca di geometrie quasi perfette. Piccole curve appena accennate e lievi tratteggi senza angoli retti. Senza staccare la penna, mai, un solo gesto. Inchiostro nero in quanto definitivo. Il blu non è sempre uguale. Diverse sfumature. NomeCognome, proprio così, tutto attaccato. Lo rileggo cercando di assumere una tonalità di voce il più possibile neutra e distaccata. Come se non mi appartenesse. Non è facile. Il suono del mio nome e la mia firma, pur esplicitando il medesimo concetto, descrivendo la stessa persona, sono diversi. Un caso d’omonimia che si rivela al momento delle presentazioni. La firma circoscrive la mia immagine in una dimensione piana. Esprime solo l’infinitesima parte di ciò che sono. La voce si sviluppa, si richiude su se stessa per poi riaprirsi, sale e scende, si increspa e si spezza. Acrobatiche evoluzioni…e io mi ascolto parlare senza dire niente, pur affermando verità inutili e bugie necessarie. Ho sviluppato una capacità non comune d’adeguamento alle diverse situazioni che mi circondano. Incredibili e inaspettate qualità di trasformismo e mimetismo. Chiudo gli occhi alle sei di mattina, Michael Hucknall nelle orecchie intona Sunrise…”

("Euthanasia" - Edizioni Clandestine 2006)